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Mostre a Palazzo Martinengo

“QUALCOSA È CAMBIATO”: A PALAZZO MARTINENGO LE MOSTRE FOTOGRAFICHE DI RENATO CORSINI E GIULIA MARTINELLI

Dall’11 settembre HU-BS Martinengo ospita due tappe del progetto espositivo diffuso sul territorio
curato da Roberto Mutti, tra memoria analogica e sperimentazione contemporanea

Palazzo Martinengo consolida la propria vocazione di Hub Culturale di nuova generazione aperto alle espressioni del territorio e ai giovani autori, presentando due nuove mostre fotografiche all’interno del palinsesto autunnale. Le esposizioni si inseriscono nel più ampio progetto “Qualcosa è cambiato: 10 fotografi bresciani dai primi ‘900 a oggi”, una rassegna diffusa e itinerante curata da Roberto Mutti che attraversa la provincia di Brescia per tutto il 2026, proponendo una riflessione su come il linguaggio fotografico abbia trasformato tecniche, contenuti ed essenza visiva.

Il progetto si aprirà venerdì 11 settembre alle ore 18:00 con l’esposizione di Renato Corsini“Scattare, sviluppare, fissare e lavare”, un dichiarato omaggio alla fotografia analogica e alla ritualità della camera oscura. Corsini esplora il valore del processo creativo tradizionale fino alla stampa su carta baritata ai sali d’argento, mettendo in guardia dalle scorciatoie del digitale. La mostra si distingue anche per la sperimentazione del formato panoramico 24×65 mm, applicato non solo ai paesaggi ma anche al reportage, al ritratto e allo still life.

Il percorso si arricchirà dal 18 settembre con la personale della desenzanese Giulia Martinelli, classe 1995, – “Legami tradizionali – all’interno dello spazio rAccordo, in concomitanza con il progetto dedicato agli under 35 “E tu dove sei?” che da cinque anni rivolge l’attenzione di Fondazione Provincia di Brescia Eventi ai giovani talenti del territorio, con un percorso intimo composto da una quindicina di opere tra fotografie, un libro d’artista in cianotipia e videoproiezioni. L’artista indaga il rapporto tra memoria, sacralità e radici familiari, trasformando l’archivio domestico in un altare di ricordi. Tra i lavori spicca la serie Giacimenti famigliari (2023), in cui la memoria si fonde con la sperimentazione chimica di dissoluzione e rimediazione delle immagini d’epoca.


QUALCOSA È CAMBIATO
10 fotografi bresciani dai primi ‘900 a oggi


Palazzo Martinengo, via Musei 30, Brescia
Orari di apertura: giovedì-domenica dalle 15:00 alle 19:00 | Dall’11 settembre al 18 ottobre

Progetto a cura di Roberto Mutti     
Con il supporto e il patrocinio di Provincia di Brescia e Fondazione Provincia di Brescia Eventi
All’interno di HU-BS MARTINENGO. Palazzo Martinengo. Hub culturale per un’attività espositiva di nuova generazione

RENATO CORSINI | “Scattare, sviluppare, fissare e lavare”
Inaugurazione venerdì 11 settembre, ore 18:00    

GIULIA MARTINELLI | “Legami tradizionali”
Inaugurazione venerdì 18 settembre, ore 18:00

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PENELOPI

LABORATORIO DI ARTE CONTEMPORANEA E RELAZIONALE

Palazzo Martinengo prosegue l’esperienza di Hub Culturale di nuova generazione con la messa a disposizione dei suoi spazi alle espressioni del territorio e dei giovani, veri e propri protagonisti del secondo semestre di programmazione culturale rivolta gratuitamente al pubblico. Il percorso ha preso avvio nel 2017 con il format “6 al Martinengo”, culminando nel 2019, grazie all’opportunità data dalla vittoria del Bando Cariplo Luoghi di Innovazione Culturale, di trasformare Palazzo Martinengo in un hub culturale, attraverso un significativo cambiamento delle modalità di gestione dell’offerta culturale, rivolta sempre più alle nuove generazioni.

Ad aprire quest’anno il macro progetto BE in HU-BS Martinengo che risponde alla domanda E tu dove sei?, rispetto alla consapevolezza e alla partecipazione dei giovani negli spazi culturali del territorio, dal 2 al 12 luglio la mostra PENELOPI promossa da Butterfly Centro Antiviolenza e Case Rifugio, un innovativo progetto di arte partecipata ideato da Patrizia Benedetta Fratus. L’esposizione sarà inaugurata giovedì 2 luglio 2026 alle ore 18:00, rappresentando un’opera collettiva che dà voce e visibilità a molteplici prospettive: quelle di un Centro Antiviolenza impegnato nella promozione di una trasformazione culturale, delle donne accolte nelle Case Rifugio, di un’artista che crede nel potere della narrazione come strumento di cambiamento sociale, e di studenti e docenti che hanno partecipato attivamente al processo creativo nel corso della primavera, con la realizzazione di incontri nei differenti istituti della provincia e laboratori, attraverso uno storytelling lungo le sale di Palazzo Martinengo volto a costruire un percorso che porti le persone nell’arte relazionale come l’arte relazionale nelle persone. Rendendo tutto vivo.

Il progetto nasce dal desiderio di ripensare e decodificare gli immaginari che influenzano le nostre esistenze, per costruire nuove prospettive di speranza, ponendo al centro la figura di Penelope, capace di rappresentare la dualità della vita stessa, e la sua tela, tessuta di giorno e disfatta di notte, rivelando come ogni creazione porti con sé la possibilità della trasformazione e del cambiamento. Partendo da questo capovolgimento simbolico, il progetto mira a creare un percorso che ci renda artefici di nuovi scenari di interazione individuali e collettivi, superando i monismi culturali e religiosi. La libertà di espressione e la capacità di immaginare diventano i principi cardine su cui fondare il lavoro, con un pensiero costante rivolto alle bambine (e ai bambini) che quotidianamente subiscono violenze, e alla responsabilità collettiva di agire.

La fase laboratoriale ha coinvolto differenti realtà scolastiche del territorio (Liceo Scientifico A. Calini, Liceo Scientifico Leonardo, Liceo Copernico, Scuola Bottega Artigiani, ITS Academy Machina Lonati, IIS G. Falcone, ITCS Abba Ballini, SSPG F.lli Terzi Palosco, SP Capodimonte Castenedolo, CFP Vantini Rezzato, IIS Vincenzo Capirola, IIS Einaudi, IIS Piero Sraffa e Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia), instaurando un percorso di ricerca che ha integrato pratiche artistiche, scrittura e riflessione sui temi del corpo, del diritto e della filosofia, creando un dialogo tra le opere e le esperienze di chi ha partecipato.

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Liberty. L’arte dell’Italia moderna

Dal 24 gennaio 2026 Palazzo Martinengo ospita un’imperdibile mostra promossa dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo dedicata al Liberty, lo stile dell’Italia moderna che ha contraddistinto la produzione artistica nazionale nel primo quindicennio del Novecento. La raffinata selezione di oltre cento capolavori provenienti per lo più da collezioni private – quindi poco note al pubblico – e da importanti istituzioni museali quali la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Galleria Nazionale di Parma e i Musei Civici di Udine, permette di porre in luce l’influenza che nuovi linguaggi e inedite sensibilità ebbero sulla pittura, sulla scultura, sulla grafica pubblicitaria, sulla moda, sulla fotografia, sulle arti applicate e perfino sul nascente mondo del cinema.

La diffusione di quello che fu definito “stile nuovo” o “stile floreale”, caratterizzato da forme sinuose ed eleganti linee serpentine ispirate al mondo naturale, tra acceso entusiasmo per la modernità, riscoperta di pratiche artigianali ed echi di ricerche europee, spinse i maestri italiani a interpretare le novità dell’arte internazionale con un approccio personale estremamente originale. La scelta delle opere esposte a Palazzo Martinengo tiene conto della partecipazione degli artisti alle grandi esposizioni tenutesi in Italia tra la fine del XIX e i primi due decenni del XX secolo: dalle prime Biennali di Venezia all’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902; dall’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 fino alla grande Esposizione Internazionale di Roma del 1911 che celebrava i cinquant’anni dall’Unità d’Italia. Un’opportunità quindi di rileggere alcuni dei capolavori dell’arte italiana attraverso una nuova prospettiva, e al contempo di riportare alla luce opere meno note al pubblico, ma di straordinario interesse artistico.

La mostra invita il visitatore a immergersi nei temi e nelle atmosfere di un’epoca di profondi cambiamenti, tanto nell’arte quanto nella società. Pittura e scultura vengono poste in dialogo con le arti applicate, con la grafica e la fotografia, e con l’allora nuovissimo linguaggio cinematografico, offrendo una visione inedita di uno dei periodi più fertili della storia dell’arte europea tra Ottocento e Novecento.

I curatori Manuel Carrera, Davide Dotti e Anna Villari hanno ideato un avvincente percorso espositivo articolato in otto sezioni tematiche dedicate a: Lo stile floreale tra natura e arte; L’intimismo domestico; La fotografia; Il cinema; Galileo Chini e l’arte della ceramica; La moda; I manifesti pubblicitari; Il ritratto borghese. Oltre a splendidi dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Cesare Tallone e altri ancora, e a emozionanti sculture in bronzo e in marmo di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi e Libero Andreotti, è possibile comprendere il clima artistico e culturale dell’Italia Liberty grazie alla selezione di elegantissimi abiti femminili realizzati negli atelier dei sarti più famosi; di coloratissimi manifesti – le cosiddette affiches – che pubblicizzavano spettacoli teatrali, grandi magazzini di moda, liquori, giornali e località turistiche, disegnati da insigni illustratori come Carpanetto, Dudovich e Metlicovitz; e di raffinatissime ceramiche artistiche dai decori ispirati alla natura figlie della geniale creatività del poliedrico Galileo Chini.

Orari di apertura

mercoledì, giovedì e venerdì: dalle 9:00 alle 17:00
sabato, domenica e festivi: dalle 10:00 alle 20:00
lunedì e martedì chiuso

La biglietteria chiude un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra.

Aperture straordinarie

5 Aprile (Pasqua)
6 Aprile (Pasquetta)
25 Aprile
1 Maggio
1 Giugno
2 Giugno

Prenotazione visite guidate:
Tel. 3927697003gruppi@amicimartinengo.it

Per biglietti e percorsi didattici:
https://www.mostraliberty.com/

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La giovane arte contemporanea italiana rinnova la presenza a Palazzo Martinengo con “Le Stanze del Contemporaneo”

In mostra i nove artisti premiati della
XVI edizione del Premio Nocivelli

La Fondazione Provincia di Brescia Eventi si appresta a concludere il proprio semestre espositivo dedicato al territorio e ai giovani talenti dell’arte contemporanea ospitando, negli spazi di Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino, la mostra Le Stanze del Contemporaneo. L’esposizione celebra i nove artisti vincitori della XVI edizione del Premio Nocivelli, progetto promosso dall’Associazione Culturale Techne e pienamente in linea con la mission della Fondazione, attenta alla valorizzazione delle nuove generazioni e dei linguaggi artistici attuali propria di HU-BS Martinengo. Palazzo Martinengo. Hub culturale per un’attività espositiva di nuova generazione, che raccoglie con Le Stanze del Contemporaneo l’importante percorso di giovani artisti under 40 da tutto il territorio nazionale.

L’esposizione, allestita nelle sale del prestigioso Palazzo Martinengo, offre a ciascuno dei nove artisti premiati uno spazio dedicato, presentando le opere vincitrici accanto a ulteriori lavori significativi. Il percorso mantiene la tradizionale impostazione multidisciplinare del Premio, articolandosi tra pittura, scultura e fotografia fino ad includere installazioni ambientali.

I vincitori della XVI edizione

Il Premio Nocivelli 2025 è stato assegnato ad Alessandro Franco con Sistema per un tentativo di genesi (Scultura), un’installazione che fonde sapienza manuale e tecnologia in un dispositivo evocativo della genesi dell’universo, in equilibrio tra luce, profondità e sonorità.

Gli altri artisti premiati:

  • Scultura: Luca Pagin, Na sagra! (Pettiniera)
  • Fotografia: Alice Dicembrino, Midriasi; Alice Muratore, Giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco
  • Pittura: Fabiano Vicentini, City of Grey; Stefano Lutazi, Un casellario n.5; Yunge Qing, Il dolce

La Coppa Luigi è stata assegnata a Valeria Limongi con Now she walks through a sunken dream (Fotografia), opera capace di combinare registri semantici molteplici attraverso una visione che trasfigura il dato scientifico in un paesaggio evocativo, tra rovina e memoria, con attenzione alle dinamiche estrattive e alle trasformazioni del territorio.

Menzione speciale a Marta Arca per Shoot the Runner.

La mostra inaugura venerdì 21 novembre alle ore 18.00 a Palazzo Martinengo Cesaresco , in via Musei 30, e sarà visitabile a ingresso gratuito fino al 14 dicembre 2025 con i seguenti orari: giovedì e venerdì: 15.00 – 19.00, sabato e domenica: 10.00 – 19.00.

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FONDAMENTA INVISIBILI

La mostra di Piero Almeoni e Roberto Dolzanelli, curata da Susanna Ravelli e Alberto Mattia Martini, invita a rallentare, a vedere oltre e a ritrovare quel terreno comune in cui l’arte e la spiritualità possano ancora essere le fondamenta autentiche dell’umano.

Palazzo Martinengo apre le sue porte a un nuovo e intenso capitolo della stagione espositiva dedicata al territorio, con la mostra “Fondamenta Invisibili”, un progetto artistico e culturale che mette in dialogo le opere di Piero Almeoni e Roberto Dolzanelli, due artisti che da anni riflettono sulla condizione dell’essere umano e sul bisogno di recuperare una spiritualità perduta. L’iniziativa, accolta da Fondazione Provincia di Brescia Eventi all’interno del proprio hub culturale HU-BS MARTINENGO, promossa dall’Associazione Culturale Florenskij, con il patrocinio della Provincia di Brescia, del Comune di Brescia e del Comune di Orzinuovi, sarà inaugurata venerdì 12 settembre alle ore 17:30, nelle suggestive sale del palazzo storico di via Musei 30.

Il titolo “Fondamenta Invisibili” richiama le parole del poeta Mario Luzi: “…e le cose invisibili, quelle soltanto, sono fondamenti”. In un mondo che sembra aver smarrito il legame con il sacro e con l’interiorità, dominato da immagini superficiali e modelli imposti, la mostra propone un viaggio controcorrente, verso un pensiero metafisico, etico, spirituale.

La mostra rappresenta l’incontro tra due percorsi artistici diversi, ma accomunati da una medesima urgenza esistenziale: quella di restituire all’arte un compito alto, non decorativo ma rivelatore. Roberto Dolzanelli esplora l’invisibile come terreno di resistenza alla banalizzazione dell’immagine, scavando nelle pieghe dell’essere con opere che aprono varchi simbolici verso ciò che sfugge allo sguardo ordinario. Piero Almeoni, attraverso un linguaggio che intreccia pittura, installazione e parola, costruisce un “epos” contemporaneo fatto di stanze e riflessioni, dando forma a un sentimento laico del sacro, dove l’arte si fa rito e possibilità di elevazione.

Le loro opere non raccontano, ma interrogano. Non spiegano, ma evocano. E lo fanno scegliendo linguaggi espressivi molteplici: pittura, scultura, fotografia, video, installazioni e performance site- specific, distribuiti in un percorso emozionale che invita a rallentare, a sentire, a comprendere.

La mostra si fa infatti portavoce di un’urgenza collettiva: quella di tornare a interrogarsi su verità, bellezza, bene – valori che la società contemporanea tende a svuotare, a spettacolarizzare, a relegare. Attraverso le opere di Dolzanelli e Almeoni, si riscopre la funzione originaria dell’arte: cura, coscienza, resistenza, spazio in cui la spiritualità può manifestarsi come tensione verso l’assoluto e come risposta al disorientamento dell’epoca attuale – dalla crisi ambientale alla solitudine digitale, dalla guerra al vuoto esistenziale post-pandemico.

Accanto alle opere dei due protagonisti, la mostra instaura un confronto fecondo con alcuni grandi maestri del secondo Novecento – tra cui Joseph Beuys, Yves Klein, Gino De Dominicis, Piero Manzoni – presenti con opere e video simbolici, a testimonianza di una continuità spirituale e intellettuale che attraversa le generazioni.

Un progetto in movimento

Pensata come mostra itinerante, Fondamenta Invisibili si propone di raggiungere numerosi Comuni della provincia di Brescia – tra cui Orzinuovi, dal 24 gennaio all’8 febbraio 2026, per portare l’arte nei territori e favorire un dialogo autentico con i cittadini. La mostra vuole essere un’esperienza partecipata, coinvolgente anche per le scuole, come occasione per avvicinare i più giovani alla riflessione critica, alla bellezza, alla consapevolezza dei valori fondamentali dell’esistenza: a corredo del percorso espositivo, saranno previsti incontri e conferenze con figure di rilievo del panorama artistico, filosofico e spirituale. Tra questi, Marco Guzzi, fondatore del movimento “Darsi Pace”, che offrirà un contributo sul tema dello spirito nel nostro tempo, in un dibattito che sarà registrato e portato nelle future tappe della mostra.

FONDAMENTA INVISIBILI

Piero Almeoni e Roberto Dolzanelli

A cura di: Susanna Ravelli e Alberto Mattia Martini

Dal 12 settembre al 2 novembre 2025

Inaugurazione: Venerdì 12 settembre 2025, ore 17:30 Palazzo Martinengo – Brescia, via Musei 30

Ingresso libero

Giovedì, venerdì e sabato: dalle 15:00 alle 19:00

Domenica e festivi: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 19:00

APERTURA STRAORDINARIA SABATO 4 OTTOBRE, fino alle 23:00, in occasione della NOTTE DELLA CULTURA e della GIORNATA DEL CONTEMPORANEO

Lunedì, martedì e mercoledì: su appuntamento, 393 7536840 – 339 7208443

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HU-BS MARTINENGO: dal 10 al 20 luglio la mostra conclusiva di MEDEE, percorso di arte partecipata

Palazzo Martinengo prosegue l’esperienza di Hub Culturale di nuova generazione con la messa a disposizione dei suoi spazi alle espressioni del territorio e dei giovani, veri e propri protagonisti del secondo semestre di programmazione culturale rivolta gratuitamente al pubblico. Il percorso ha preso avvio nel 2017 con il format “6 al Martinengo”, culminando nel 2019, grazie all’opportunità data dalla vittoria del Bando Cariplo Luoghi di Innovazione Culturale, di trasformare Palazzo Martinengo in un hub culturale, attraverso un significativo cambiamento delle modalità di gestione dell’offerta culturale, rivolta sempre più alle nuove generazioni.

Ad aprire quest’anno il macro progetto BE in HU-BS Martinengo che risponde alla domanda E tu dove sei?  posta già nello scorso anno dallo Young Board di Fondazione Provincia di Brescia Eventi, rispetto alla consapevolezza e alla partecipazione dei giovani negli spazi culturali del territorio, dal 10 al 20 luglio la mostra conclusiva dell’edizione 2025 di MEDEE promossa da Butterfly Centro Antiviolenza e Case Rifugio, un innovativo progetto di arte partecipata ideato da Patrizia Benedetta Fratus. L’esposizione, curata da Barbara Pavan, sarà inaugurata giovedì 10 luglio 2025 alle ore 18:00, rappresentando un’opera collettiva che dà voce e visibilità a molteplici prospettive: quelle di un Centro Antiviolenza impegnato nella promozione di una trasformazione culturale, delle donne accolte nelle Case Rifugio, di artiste che credono nel potere della narrazione come strumento di cambiamento sociale, e di studenti e docenti che hanno partecipato attivamente al processo creativo nel corso della primavera, con la realizzazione di incontri nei differenti istituti della provincia e laboratori, alla presenza delle artiste Luciana Aironi, Patrizia Benedetta Fratus e Laura Mega che hanno tradotto visivamente i contenuti emersi, contribuendo ad un dialogo tra pratiche artistiche, riflessione critica e confronto, attraverso uno storytelling lungo le sale di Palazzo Martinengo, tra lastre radiografiche, arazzi e camicie di forza in tessuto con elementi grafici, elementi appesi al centro per costruire un percorso che porti le persone nell’arte come l’arte nelle persone. Rendendo tutto vivo.

Il progetto nasce dal desiderio di ripensare e decodificare gli immaginari che influenzano le nostre esistenze, per costruire nuove prospettive di speranza. La figura di Medea diventa il simbolo centrale: non come madre semplificata nella sua crudeltà, ma come archetipo generatore, capace di rappresentare la dualità della vita stessa, in cui ogni creazione porta con sé la possibilità della trasformazione e del cambiamento. Partendo da questo capovolgimento simbolico, il progetto mira a creare un percorso che ci renda artefici di nuovi scenari di interazione individuali e collettivi, superando i monismi culturali e religiosi. La libertà di espressione e la capacità di immaginare diventano i principi cardine su cui fondare il lavoro, con un pensiero costante rivolto alle bambine (e ai bambini) che quotidianamente subiscono violenze, e alla responsabilità collettiva di agire.

La fase laboratoriale ha coinvolto differenti realtà scolastiche del territorio (Liceo Scientifico A. Calini, Liceo Scientifico Leonardo, Liceo Artistico Foppa, IIS Vincenzo Capirola, IIS Einaudi, IISS C. Golgi, IIS Piero Sraffa e Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia) e le donne ospiti delle Case Rifugio, instaurando un percorso di ricerca che ha integrato pratiche artistiche, scrittura e riflessione sui temi del corpo, del diritto e della filosofia, creando un dialogo tra le opere e le esperienze di chi ha partecipato.

A seguire, la fase attuativa delle 4 installazioni su adesione volontaria di numerosi studenti, all’interno dello spazio rAccordo di Palazzo Martinengo e nella galleria di ELNÒS Shopping, inteso come vero e proprio meeting place per la realizzazione di un video compartecipato, sempre realizzato e montato dai giovani coinvolti. Giovani che guideranno anche i visitatori nel percorso che sarà visitabile, a ingresso gratuito, per due fine settimana, venerdì dalle 15:00 alle 18:00; sabato e domenica dalle 10:00 alle 18:00.

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La Belle Époque. L’arte nella Parigi di Boldini e De Nittis

Dopo il grande successo dell’esposizione “I Macchiaioli”, a partire dal 25 gennaio 2025 Palazzo Martinengo ospiterà un’imperdibile mostra dedicata alla Belle Époque che presenterà al pubblico i capolavori che Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, Corcos e Mancini eseguirono durante gli anni trascorsi a Parigi. Nella capitale francese questi pittori italiani si affermarono, conquistando i più raffinati collezionisti dell’epoca, immortalando le brulicanti piazze parigine, i lunghissimi boulevard, gli eleganti interni borghesi, gli affollati caffè e i teatri, cogliendo la figura femminile  nella quotidianità e nei momenti privati, divenendo così i cantori della vita moderna.

I curatori Francesca Dini e Davide Dotti hanno ideato un avvincente percorso espositivo articolato in nove sezioni e ricco di oltre 100 opere, per lo più provenienti da collezioni private – solitamente inaccessibili – e da importanti istituzioni museali quali le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e il Museo Civico di Palazzo Te di Mantova.

Oltre a celebri dipinti quali il “Ritratto di signora in bianco” di Giovanni Boldini, “Sulla panchina agli Champs Elysées” di Giuseppe De Nittis e “Al Café Nouvelle Athènes” di Federico Zandomeneghi, sarà possibile immergersi nel clima artistico e culturale della Belle Époque grazie alla selezione di elegantissimi abiti femminili realizzati nelle Maisons di Haute Couture più raffinate, che divennero luoghi di ritrovo esclusivi dell’alta società; di coloratissimi manifesti – le cosiddette affiches – che pubblicizzavano i locali alla moda, cabaret, café chantant, spettacoli teatrali e grandi magazzini, disegnati da insigni illustratori come Cappiello, Dudovich e Metlicovitz; e di raffinatissimi vetri artistici dai decori ispirati alla natura, impreziositi da smalti, dorature e incisioni, realizzati da Emile Gallé e dai fratelli Daum per arredare le case della ricca borghesia.

Nel corso del XIX secolo la Francia è il centro propulsore dell’arte contemporanea e costituisce per molti paesi un modello ineguagliato di civiltà. I pittori italiani sono indotti a un continuo confronto con l’arte di quella Nazione, complici le Esposizioni Universali che vi si tengono periodicamente e che ne promuovono l’immagine a livello internazionale. Ma il vero e proprio “Mito di Parigi” è un portato della Belle Époque, sorta di età dell’oro segnata dal trionfo del modello borghese liberale e laico, dalla grande libertà di pensiero, da prodigiose scoperte scientifiche, da una decisiva accelerazione dei mezzi di trasporto, dalla nascita del turismo di massa, dal grande fulgore dei teatri e dei giornali a stampa. La Belle Époque indica dunque il periodo felice in cui i ceti medi giungono a godere di un certo benessere e Parigi diviene, anche in virtù di questo, un vero laboratorio letterario e artistico nel quale convivono tendenze molto diverse le une dalle altre. 

Per diversi artisti italiani della seconda metà dell’800 il soggiorno nella capitale francese diventa quindi una necessaria appendice alla propria formazione e un’importante occasione di aggiornamento culturale. Per alcuni di essi Parigi è un punto di arrivo, l’obiettivo da raggiungere, il trampolino di lancio per ottenere guadagni e successo nella capitale mondiale del lusso e dell’eleganza, che sarà rievocata in mostra attraverso i capolavori senza tempo di Boldini, De Nittis, Zandomeneghi, Corcos e Mancini, pittori della vita moderna.

Orari di apertura

mercoledì, giovedì e venerdì: dalle 9:00 alle 17:00
sabato, domenica e festivi: dalle 10:00 alle 20:00
lunedì e martedì chiuso
| La biglietteria chiude un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra

Info e prenotazioni

Tel. 3927697003

Email

mostre@amicimartinengo.it

gruppi@amicimartinengo.it

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Una Generazione di Mezzo | Bonomo Faita e Massimo Uberti

A cura di Ilaria Bignotti e Camilla Remondina
23 novembre – 29 dicembre 2024

Press preview: venerdì 22 novembre 2024, ore 11
Opening: sabato 23 novembre 2024, ore 17

L’edizione 2024 di Una Generazione di Mezzo, progetto nato da un’idea di Albano Morandi nel 2021, vede protagonisti Bonomo Faita e Massimo Uberti, in una mostra che sin dal titolo pone in evidenza la capacità dei due artisti di “lasciare un segno” riconoscibile, un’immagine chiara e puntuale della loro indagine pluridecennale
La tragica scomparsa di Massimo Uberti – nato a Brescia nel 1966 –, avvenuta il 7 aprile 2024 all’età di 57 anni, decreta questa mostra quale prima retrospettiva dedicata all’artista, includendo installazioni realizzate nel corso del tempo, anche di grande respiro e portata ambientale, e presentando quell’aspetto più segreto, progettuale e di disegno, che ha sempre punteggiato tutta la produzione di Uberti fatta di segni, archetipi e parole accesi con la luce, tradotta in opere anche di colossali dimensioni che lo hanno reso presto noto a livello internazionale. 
Bonomo Faita (Brescia, 1955) costruisce, come Uberti e diversamente da Uberti, un abbecedario fatto di piccoli segni potenti, parole disegnate con garbata cura su cartoncini e piccole tele, di icone dense di rimandi ed echi notturni, plasmate nella ceramica pazientemente lavorata e dipinta, nel legno assemblato, nei materiali anche di reimpiego, attentamente scelti dall’artista. 
Faita e Uberti si incontrano così su quella linea che porta l’uomo a contatto con il mistero, indagando, con dimensioni e tecniche diverse, il comune limite tra visibile e invisibile, tra realtà e sogno, in un dialogo di grande poesia che saprà coinvolgere un ampio pubblico.

Anche quest’anno la mostra è accompagnata da due preziose monografie, realizzate grazie al supporto di Fondazione Brescia Musei ed edite da Skira, nota casa editrice specializzata in arte e cultura, che analizzano in maniera completa l’intera produzione di questi artisti, fornendo oltre che un’occasione di approfondimento per appassionati anche uno strumento scientifico per studiosi.

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Al mare ai monti

Il piacere di viaggiare dal Grand Tour al turismo di massa. 1767-1945

La trasformazione della vacanza da esperienza per pochi a fenomeno collettivo: dal 26 settembre fino al 17 novembre 2024 prosegue a Palazzo Martinengo la mostra “Al mare, ai monti. Il piacere di viaggiare dal Grand Tour al turismo di massa. 1767-1945“!

Supportata da immagini e da oggetti d’epoca, la mostra ci accompagna attraverso un viaggio lungo due secoli alla scoperta della storia del turismo fino alla nascita del turismo di massa.

Un allestimento che illustra l’evoluzione del concetto di vacanza in Italia, con un focus particolare sulla provincia di Brescia, e con essa i cambiamenti che hanno interessato l’intera società italiana.

La mostra è pensata per coinvolgere in particolar modo ragazzi e bambini grazie anche ai pannelli esplicativi in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA). Si segnala infine la proposta didattica gratuita per le scuole.

Informazioni e dettagli

Ad ingresso gratuito, la mostra è aperta nei giorni di sabato e domenica con i seguenti orari 9:30-12:30 e 14.00-19.00.

Per info e visite guidate: info@centrorsi.it.

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I Macchiaioli a Palazzo Martinengo

Il termine “Macchiaioli” fu coniato nel 1862 da un recensore della Gazzetta del Popolo di Firenze, che così definì quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine a un rinnovamento in chiave antiaccademica della pittura italiana in senso realista.

A Palazzo Martinengo, dal 20 gennaio fino al 9 giugno 2024, una mostra articolata in 10 sezioni tematiche, racconterà l’incredibile avventura di questo gruppo di artisti innovatori e progressisti che giunsero in breve tempo a scrivere una delle pagine più poetiche della storia dell’arte non solo italiana, ma europea.

La mostra raccoglie le opere “chiave” di questo percorso allo scopo di raccontare ai visitatori i diversi momenti della ricerca dei Macchiaioli, i luoghi a loro famigliari, il confronto aperto e costruttivo con gli altri artisti e con le diverse scuole pittoriche europee; i loro smarrimenti, la capacità di mettersi collettivamente in discussione e di sterzare – se necessario – il timone per proseguire sulla strada del progresso e della modernità senza abbandonare mai la via maestra della luce.

I MACCHIAIOLI – Dal 20 gennaio al 9 giungo 2024
Palazzo Martinengo, via dei Musei, 30 – Brescia

Orari di apertura:

  • mercoledì, giovedì e venerdì: dalle 9:00 alle 17:00
  • sabato, domenica e festivi: dalle 10:00 alle 20:00
  • lunedì e martedì chiuso

(La biglietteria chiude un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra)

Aperture straordinarie (dalle 10:00 alle 20:00)
Pasqua (31 marzo), Pasquetta (1 Aprile), 25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno

PER PRENOTAZIONI: https://www.ticketone.it/artist/macchiaioli-brescia/